Translate

Calliope

Calliope
Inno all'arte che nel nostro sangue scorre.

sabato 2 luglio 2016

Favola d'amore di Sergio Casagrande


Piero rimase senza parole. Il suo primo amore, quel fiore di primavera conosciuto cinquant’anni prima, quando lui aveva compiuto i quarant’anni e lei diciassette, era lì in riva al mare, ad aspettarlo.
Non aveva voluto amarla, e gli era rimasta una cicatrice nel cuore che non si era più rimarginata.
Era stato lui a sfuggirla.
Forse la differenza di età, forse la sua fedeltà nei confronti della moglie, l’orgoglio, o i mancati appuntamenti da parte di lei, nell’intento di farlo soffrire.
Ora, gli occhi azzurri e i biondi capelli sciolti sulle spalle, le sue nervose gambe da gazzella, erano lì, a due passi da lui.
Com’era possibile? Un sortilegio? E come spiegare l’incontro con quella vecchia svitata che somigliava alla strega di Biancaneve?
Gli aveva predetto un incontro impossibile e la facoltà di potere esprimere un desiderio. Una follia? Un sogno?
Che fare? Lui era vecchissimo ormai, a novant’anni suonati le forze se n'erano andate. Anche se la voglia di lei era rimasta assurdamente intatta.
Anna lo prese per mano” Vieni, ti vedo strano e un po’ stanco, sediamoci.
O sei forse timido?” Come osava quella piccola peste a burlarsi di lui? Perché ancora una volta lo provocava senza curarsi dei suoi sentimenti? Si adagiarono sulla sabbia.
Intonarono vecchie canzoni. Il sole calò rapidamente e apparve la luna.
Anna scoprì le sue gambe abbronzate, e lui deglutì più volte col volto acceso dal desiderio. “Anna, ti voglio!” gridò all’improvviso. “Sei tutto scemo” ribatté lei sprezzante. “Sono un vecchio, sono un porcone, ma questa volta non ti lascerò scappare, piccola stronza!”
Con una mossa repentina, che gli costò uno strappo ai muscoli dorsali (si era scordato di indossare la fascia autoriscaldante), l’afferrò per le spalle e la costrinse brutalmente ad appoggiare la schiena sulla sabbia. Le baciò con impeto, un bocca a bocca interminabile senza respiro, poi toccò il lungo e principesco collo; infine le strappò la camicetta all’altezza del piccolo seno appuntito.
Anna rimase immobile, non reagì a quella soverchieria e permise alle mani ossute e tremanti di intrufolarsi, alla bocca golosa di baciarla scompostamente in un delirio senza fine. “Stronzetta, stronzetta…”
Si calmò a un tratto, e ricordò quello che per mezzo secolo aveva sognato: non avrebbe sciupato con una sconclusionata violenza quello che il suo amore aveva preparato per lei.
Si allungò all’indietro fino a che il suo viso combaciò con le scarpette di lei, gliele sfilò lentamente, molto lentamente, e incominciò a baciare i suoi piccoli piedi.
Ma volendo renderla partecipe, o meglio intendendo rassicurarla, alzò lo sguardo verso i suoi occhi, e le domandò:”
Dimmi, sai quello che sto realizzando e cosa voglio fare?”
Anna allora lo sorprese:” Lasciami indovinare, vediamo… sì, mi vuoi adorare. E’ dai piedi che si incomincia a baciare una donna quando la si vuole adorare.”
Piero ricominciò dall’alluce sinistro, poi il destro, poi le dita di entrambi i piedi, poi più in su… la leccò, la mordicchiò, l’accarezzò.
Le sfiorò con le labbra tutto il suo corpo, senza toglierle la gonna che scivolava su e giù.
Voleva con questi atti aumentare gradualmente il piacere; lo voleva far perdurare, consumarlo e farlo rinascere più voluttuoso.
Piano, piano, senza fretta. Ingorde mani si soffermarono su ogni sua parte, e quando decise di spogliarla del tutto, la corta gonna e le mutandine si abbassarono silenziose, giù, oltre i piedi.
Ora rimaneva l’ultimo atto, il più eccelso, la concretizzazione del delirio più grande.
All’improvviso però, Piero si accorse che lo strumento più ambito era pieno di incertezze, a mezza via.
No, maledetto, prima bastava pensarla, e adesso che è qui…che figura, che disastro. Si appellò a Santa Maddalena, a San Ilario, a San Arturo, a San Giacomo Casanova (oh, non era santo, ma quante donne aveva reso beate!). I santi non raccolsero l’invocazione. Il desiderio! Doveva tenerlo in serbo per qualcosa d’importante! Cos’era di più importante di questo miracolo?
Alzò le spalle, chiuse gli occhi, e con tutto il fiato che aveva in corpo gridò: “Sorgi fratello dimenticato!”
Nella radura si udì un fremito, dapprima lieve, poi consistente.
Richiamati da una misteriosa invocazione, comparvero centinaia di pennuti che presero posto in perfetto ordine sui rami degli alberi circostanti.
S'implorava, questo era il messaggio, di aiutare un fratello in difficoltà. Siamo arrivati! sembravano dire quei piccoli esseri. La famiglia dei muscicapidi si era sistemata sui rami più alti.
Questa era composta dal pettirosso, il più ciarliero di tutti, dal merlo, che esibiva il suo miglior fraseggio, dal liù, intento a cercare nuovi vocalizzi, e la capinera dalla voce intensa. Sotto di loro vibrarono le frequenze canore dei fringuelli.
Il microscopico scricciolo si faceva largo tra i suoi amici più grandi con la sua sola forza canora, mentre il picchio rosso tambureggiava con vigore sul tronco. Sui rami più bassi la cinciallegra gareggiava nel canto con la timida passera scopaiola.
In quella esplosione di suoni, ogni uccellino della stessa specie si esprimeva – pur su un comune modello di base- in note personali, in dialetti diversi.
Si spiegarono così le diverse valutazioni nei loro discorsi e i differenti gerghi di un gruppo di pappagallini:
“I ta morti cani, chi zeo chel vecio bauco e quea fantoina?”(1)
“Ze un vecio pien de morbin, ciò.”(2)
“Bedda, bedda, tettine dure come cucuzze tieni.”(3)
“Fuarce, fuarce, o là o rompi!”(4)
“E tu non ti cal d'allegria? Schivi gli spassi?”(5)
“O guagliò, numme fa affaticà.”(6)
Ma altri,verdoni, tordi bottacci,crociere, ghiandaie, ciuffolotti delle pianete, frosoni, verzellini, tanti ancora, interloquirono, incitarono, suggerirono, portando le loro esperienze: con i loro gorgheggi sapienti e modulati, con i loro fraseggi delicati, con quel pizzico di felicità e quella giusta dose di amore per la vita.
Infine, in un silenzio assoluto, un piccolo amico gorgheggiò da solista un dolcissimo motivo.
Piero riconobbe con tenerezza quel canto: era l'usignolo che gli aveva dedicato l'ultima nota.
...come evocato dalla tomba dei sensi, a sbuffi e a folate, nella morsa dei brividi di sconvolgente passione, il Fratello maggiore risuscitò.
Con affanno gioioso e possente volò senza indugio verso il nido. Incontro alla vertigine, alla più grande felicità. Incontro al trionfo.
Un sospiro, ed ecco che apparve la vecchia dei sogni: “BUM!, la festa è finita, la fiaba è terminata.”
----
- Sveglia, sono le sette, è il momento dell’iniezione.- Ma Piero non aprì gli occhi, non rispose, non presentò il lato B all’infermiera. Era appena volato dall’altra parte.
(1) I tuoi morti cani, chi è quel vecchi bacucco e quella ragazzina? (dialetto veneziano)
(2) E’ un vecchio pieno di voglie (dialetto veneto)
(3) Bella, bella, ha tettine dure come meloni (dialetto siciliano)
(4) Forza, forza o arrivi o rompi! (motto di battaglia carnico)
(5) E tu non ti circondi di allegria? Schivi gli spassi? ( dal “passero solitario” di G. Carducci)
(6) O ragazzo, non farmi affaticare (dialetto napoletano)

martedì 21 giugno 2016

Omaggio a “Stelline e stellette” di Pino Olivieri

Stelline e stellette di Pino Olivieri Romanzo magistralmente articolato, avvincente e prezioso, narrativa intensa colorata evocativa, in struttura letteraria di gran pregio. (…innesco perfetto di movimento e fermo-immagine…) L’autore dimostra encomiabile conoscenza dei moti interiori, sa infatti esporre un’ampia e consapevole indagine psicologica, che versa in colori diversi, abilmente, sul protagonista e su ogni personaggio di “Stelline e stellette”. Moti che ci appartengono e che Pino Olivieri, come esperto chirurgo, tasta con pinze di metallo pregiato. In studiati tratti di una giovane società “malata” di libertà, ne dipinge i tormenti, le speranze, le disillusioni, gli amori, le ferite, la morte: giovani uomini lottano per il sacrosanto diritto di essere considerati “Vite” e non “stellette” (…credo che l’abisso più profondo sia meno spaventevole di questa ansia mai sopita, questa attesa logorante di un ordine…). In un rocambolesco passato recente di un’Italia militare, ancorata a pragmatismi rigorosi, si dipanano vicende umane, intimi interrogativi, potenti e profonde riflessioni sull’esistenza; azione e pensiero camminano avvinti in ogni pagina. Ma non è soltanto la trama un innesco perfetto di movimento e fermo-immagine, lo è ogni pensiero, il lavorio perpetuo della mente a scandagliare canali, a stanare ombre, a riconoscere il sé, il valore del sé, degli altri, della libertà. Il profondo senso dell’amicizia, della solidarietà fraterna, illumina perpetuamente pagine ticchettanti fibrillazione, su dubbi e incertezze s’innalza ovunque la supremazia della condivisione, dell’amicizia pura. È potente “Stelline e stellette”, è forte e minuziosa fotografia di vicende accadute nell’uomo che della propria storia vuol esserne l’interprete, nel bene e nel male. In gioia e in dolore. Struggente l’epilogo; è fiamma dirompente il filo della matassa che avvolge tale magnifico romanzo. Superbe pagine da cui non ci si vorrebbe staccare, grande è l’enfasi e il rapimento che la storia narrata celebra; il lettore si lascia avvolgere, e ghermito dalla trama con-vive in ogni personaggio, ma è con il protagonista l’assoluta simbiosi, in esso risiedono risposte a nostre domande mute. Annamaria Vezio

giovedì 16 giugno 2016

"R&A"13 giugno 2016

Suoni dell'anima divengono colori
Pensieri alati disintegrano i -presenti-
sempre violenti
Ne auspicano l'Essenza:
amore e solo amore
A dissolvere ogni dolore.



Dipinto: olio su tela "R&A" 2016 di Am Vezio


D.L. 22/4/41 n. 633 (D.L 22/5/2004 n.128) su testo e immagine

mercoledì 1 giugno 2016

Del NonGiudizio

Nello spazio/tempo del NonGiudizio, albergano Anime in corpi posticci. Non hanno peso né densità. Tutto accolgono e tutto amano, poiché il Tutto è generato dall'Uno. L'Uno è generato dal Tutto. Il NonGiudizio è la Forma in cui il Tutto e l'Uno innalzano a Gloria lo spazio/tempo: laddove vibrano le anime senza peso né densità.



D.L. 22/4/41 n. 633 (D.L 22/5/2004 n.128) su testo e immagine
 Annamaria Vezio

mercoledì 18 maggio 2016

La pena dell'assassino

Pure, si può accusare quell'uno di ogni delitto del passato, senza voler la pena di morte dell'assassino, ma chiederne clemenza.

lunedì 16 maggio 2016

Dissolvenze

...Quando l'anima si è estesa e poi raccolta e poi adagiata nello spazio del proprio silenzio, si fa attenzione a che perfino il suono lieve di una piuma non sciupi l'attimo... (da Dissolvenze ed, 2015 copyright Am Vezio)

Condiviso da Piera Pistilli, un omaggio al Progetto Fiaba.

C'era una volta un'Elfa Tata che girava nei boschi del mondo e incontrando la sofferenza dei bambini decise di donar loro un sorriso. .. scrisse una favola e la lesse loro! I bambini sorrisero, ma tornarono tristi perché le loro famiglie erano in difficoltà. Elfa Tata voleva che essi, grandi guerrieri afflitti dal dolore sorridessero di nuovo.
Pensa e ripensa cerco tanti amici e li invitò a scrivere le loro fiabe. Essi ne furono felici! Tata Elfa felice corse dai bimbi a leggere le nuove storie! Essi sorrisero ancora, ma la lotta troppo spesso era dura e lunga e le mamme dei piccoli guerrieri afflitti non avevano nessun ristoro o conforto...
Pensa e ripensa a Tata Elfa venne in mente di pubblicare tutte le fiabe in un gran libro e di venderlo per poter donare all'ospedale dei bimbi guerrieri dei fondi in più per mamme e figli!
Così senza tener conto del suo tempo e del suo guadagno, si pose in opera per realizzare il suo progetto.
Non poteva guarire i bimbi o alleviare il dolore delle loro mamme per la loro malattia ma poteva donare qualcosa a questi guerrieri per rendere la loro permanenza meno dolorosa....
Un giorno mi hanno presentato Tata Elfa ed ho capito quanto fosse importante e pulito il suo progetto! Così unicorno un po' bizzarro iniziai a divulgare la sua opera.....
Ve la ripropongo spesso come un mantra! Spero che qualcuno ne sia interessato!
Non vi è alcun guadagno nel proporre l'amore per i bambini, No vi è tanto lavoro che non si vede è credetemi non si sente fatica....
Vi propongo un regalo per i vostri bimbi e di riflesso anche per i piccoli guerrieri afflitti che vivono in ospedale!
Conosco la vostra generosità! Chiunque sia interessato può contattarmi in privato o guardare l'evento "l'ora dorata" su Facebook!
Non vi può essere un lieto fine senza l'aiuto di tutti!
Indegna informatrice vi auguro buona giornata Piera