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Calliope

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Inno all'arte che nel nostro sangue scorre.

domenica 11 gennaio 2015

Per noi, per promuovere lo stesso impegno sociale, Caterina posa davanti alla Casa delle Fiabe

Ecco la meravigliosa Caterina del taxi "Onlus Milano 25" con la piccola Super Roby che al momento sta combattendo un brutto "amico" al Meyer di Firenze, accanto a noi la sua mamma e sorella, purtroppo abbiamo coperto lo stand del Progetto Fiaba, ma giuro, eravamo lì, tutti lì, appassionatamente per sconfiggere la Malattia...

Recensioni Ali vive/ Attimi di Antonella Ronzulli

Di gran calibro la silloge poetica dell' autrice che non disdegna, pur nella delicatezza dell'anima con cui posa ogni lemma sul foglio, il palesare una grandiosa forza interiore di cui dipinge il mondo nel quale si muove la sua esistenza, e grazie al proprio mondo interiore che ben conosce, osa denunciare i sentimenti che lo offuscano, quella denuncia/ preghiera a difesa del più fragile (fra le tante NON UCCIDERE L’INNOCENZA” in“Ali vive”, ne è alta e chiara espressione). Nell'analisi del sé, la Ronzulli ha visto e appreso il dolore e lo sconforto ed ogni sentimento reattivo agli sconvolgimenti della vita, li ha vivisezionati, distrutti e ricostruiti regalando a questo libro le immagini degli stessi, dal cuore / pensiero li porge al lettore sul palmo della mano come un dono, come testimonianza di mistero svelato.Preziose sono le poesie dedicate agli amici. La comprensione, l'ascolto, l'amicizia, è un letto di fiori profumati su cui poggiare l'anima. Solo chi conosce il disagio e il dolore e la lotta per espugnarli, sa regalare la delizia di un sentimento puro, e ad esso, colorarne ogni sfumatura di luce d'amore.Antonella Ronzulli sa volare, umana farfalla dalle ali variegate da dettagli di cielo, e sa, con tocco lieve, posarsi sugli importanti temi che solo una sensibilità profonda riesce a scrutare e poi esternarne con estrema saggezza, i colori del nucleo, dell'essenza.Non lamenti di cuori infranti ed emozione fine a se stessa, sono le sue poesie, ma canti che afferrano l'anima e la trasportano nei luoghi dove la parola rappresenta il vivo sentire dell'invisibile, dell'etereo agguantato e tradotto in intellegibile componimento poetico, siano esse liriche dedicate all'amore di donna, a quell'amore che sfiora e avvolge la coppia, siano esse liriche di amore universale che comprende ogni elemento della vita.L'opera è soffusa di onomatopea, ogni strofa pare produrre suoni, che dall'anima sfociano alla mente fin dentro le pagine che stiamo leggendo, ed oltre, fino a congiungersi alle immagini evocate che si proiettano nell'aria che avvolge il lettore. È la magia di un viaggio nell'anima alla ricerca di connubio: mente anima corpo, fino al compimento. Antonella Ronzulli ha saputo essere alchimista di se stessa, attraversa la sua vita nelle strade della mente, dell'anima, del corpo, ne appunta ogni stralcio e lo trasmuta in poesia.Antonella Ronzulli è essa stessa Poesia, è albero dalle cui fronde si affacciano i germogli della sana visione della Vita: il nucleo/ essenza delle cose, il nucleo/essenza della vita, visto da occhi che sanno scrutare i cieli e farne parte. Da questa ottica si può vedere solo l'Essenza, i corollari futili sono annullati dalla luminosità. “Ali vive”, ”Attimi”, sono l'Essenza intellegibile.Annamaria Vezio

Recensione “Giada” di Antonio De Cristofaro

Ho centellinato il racconto di Antonio De Cristofaro, Giada, come cibo prelibato, a ogni pagina un nuovo sapore e alla successiva un retrogusto ad intensificarne il tono, entusiasmante lettura che ha alleggerito e blandito interessanti momenti di incontro fra me, persona, e le persone custodite fra le pagine.
Fluido e intrigante romanzo, in cui i personaggi si intersecano in una danza di situazioni personali che li vede confluire alla figura centrale: Giada, di cui, con magistrale conoscenza dell'indole femminile, l'autore ne dipinge i giorni, dalle giovani e innocenti emozioni di ragazza semplice allegra e innocente, ai ben più tribolati sentimenti ed episodi di donna, e poi di madre, passo passo, infiorando attorno ad Ella una vita fatta di avvenimenti, sentimenti e gioie, dubbi e incertezze, certezze e delusioni, e impareggiabile forza. Non tralascia, Antonio De Cristofaro, i percorsi interiori; delle protagoniste ne dipinge sapientemente gli arzigogoli prettamente femminili, così come fa, per contro, con ogni altro personaggio maschile, di cui viva e coinvolgente è la presenza nella trama del romanzo. Non importa se il soggetto è un bambino o un giovane o un adulto, o se è di sesso femminile o maschile, ognuno è persona distinta e completa, con le sue individuali esigenze e scelte, pensiero, comportamento, indole. Ognuno è una storia nella storia, e sarebbe limitativo parlare del contenuto senza soffermarsi sulla peculiarità dell'autore, che come abile incisore, ben definisce i moti caratteriali di ogni singolo personaggio.
In una storia ben articolata e avvincente, l' intreccio delle loro vite, è un colorato mosaico, ogni tassello ha le sue tonalità, morbide o graffianti, tenui o potenti a confluire in un unicum emozionale e storico. È l'essere umano, nelle sue differenze e sfaccettature, il protagonista primario del racconto, e se pure Giada è il cardine della trama, altre vite si dipanano accanto a lei e sfilano vestite delle loro esistenze specifiche. I passaggi sono talmente reali da intricare il lettore nel contenuto della narrazione, a volte rocambolesca, a volte a scena lenta; o come, nella perfetta esposizione di momenti di intimità carnale, la quale sottolinea la completa umanizzazione del personaggio esaltandone l'indole che lo indurrà al distacco e alla sofferenza, propria e della protagonista principale. Mentre l'anonimo innamorato soffrirà nel silenzio della sua riservatezza e qualcun' altro soffrirà l'umiliazione del rifiuto, altri gioiranno e soffriranno mentre si inerpicheranno nelle strade della vita che comunque conducono a Giada.
Vivi e profondamente umani quindi, i personaggi che si avvicendano in una ben articolata storia lunga un decennio; l'autore rende alta la costruzione di questa sapiente narrazione, sublimando, dipingendo e animando vicende realistiche, contemporanee, che potremmo vedere accanto a noi, coi nostri stessi occhi se Antonio De Cristofaro non si fosse preso la briga di fermarle in un libro, così come si ferma un'immagine su una tela, per porgerla al lettore, a noi, risparmiandoci la fatica di osservare il mondo e di concentrarci sulle sue affascinanti storie. Lo fa lui per noi, e noi lo ringraziamo per averci concesso di “guardare” queste storie, seduti e rilassati col suo libro in mano. L'autore merita un elogio di verista dotto, pregno di profonda conoscenza della psiche e delle sue espressioni, nonché conoscenza delle azioni e reazioni prettamente umane, siano esse volte a figure femminili che maschili. Il finale mi stupisce, abituati alle reazioni che la nostra cultura ci mostra da decenni, cultura che ci insegna come i “colpi di coda del Destino” siano fatali, scoprire che la decisione di Mario è inusuale,personalissima, mi confonde. Anche qui, ancora un elogio all'autore che si è attenuto alle predisposizioni caratteriali e quindi alle scelte di ogni personaggio a cui lo stesso ha dato energia, come fosse ognuno un suo proprio figlio, tutti uguali nell'essenza vitale ma diversi nelle risposte alla vita. Sì, posso assolutamente affermare che Giada è un romanzo avvincente, coinvolgente, completo in ogni sua forma.
  
 Annamaria Vezio

Recensione "Profumo di ginestre" di Rita Veloce

Toccando i grandi temi della realtà in cui viviamo, dal disagio dell'anoressia, alla violenza, all'annichilimento, e ad ogni forma di tormento che rende difficoltoso il nostro cammino di esseri umani senzienti, ella si fa portavoce e abbraccia, come fosse propria la missione, le cause che, con estrema delicatezza poetica, va denunciando.
È senza dubbio, Rita Veloce, antropologa dai larghi spazi nel cuore e nell'anima, tanto larghi da saper contenere con premura materna ogni sofferenza di ogni suo simile. E con materna amorevolezza, mostrare che oltre, c'è comunque luce, vita, amore.
A te deliziosa creatura dalla grande anima, con il mio cuore, queste poche parole

Annamaria Vezio

Recensioni "Le Parole dell’Anima" di Valter Cimarelli

Nel leggere le liriche dell’ autore Valter Cimarelli mi sono ritrovata a pormi la domanda: “ma sto leggendo un’altra persona oppure sto sfogliando il mio diario non scritto, è forse che egli ha vissuto la mia storia e l’ha pianta, risa, spogliata, spalmata nelle sue strofe cantate?

E con l’animo stupito ho continuato a leggere, fino alla fine.
Chiuso il libro, questo scrigno di emozioni strappate all’ estasi dell’aria, l’ultima virgola sulla copertina aggancia la mia attenzione, “sentire battere forte il cuore, è provare emozioni, è essere presenti, è vivere”. La frase sottolinea il mio sorriso, mi sfugge un sospiro e rifletto sui colori che la lettura ha lasciato a volteggiare nella mia mente.
Ed ho compreso, visto, sentito, l’anima dell’autore; non è la mia storia che egli ha carpito, è la storia di un’anima, di quell’ anima che alberga in ognuno di noi, l’anima universale. Sono i suoi sentimenti, le sue emozioni che sono le nostre, che sono di tutti. È il suo e nostro momento che il Cimarelli ha sapientemente registrato come fosse una canzone e poi passato sui fogli nivei che tanto ama vergare a mano, lontano dalla sterilità di una tastiera. Lontano da ogni sterilità poiché è l’universale che egli ha catturato e tramutato in canto, in un’opera che ha colmato la mia fame, la mia sete, rigo per rigo.
È facile per l’autore centrare come una saetta ben mirata l’attenzione emotiva di ognuno sia per la semplicità con cui si pone e sia perché ogni sua parola è una nota, ogni strofa è un canto, la poesia diventa la canzone che intoniamo a supporto del nostro momento.
Ogni strofa è un Canto e mentre la parola apre un varco nell’ emozione, l’immagine che propone si fa Nota, la poesia diventa Melodia.
Entra nel lettore il desiderio di cantarle le sue parole tracciate in fantasiosi pentagrammi, le emozioni di ogni momento diventano canzone di quel momento preciso, fotografato e musicato. Il dolore, la ricerca, il disincanto, la delusione, la gioia emergono dai profondi meandri dell’anima e si innalzano al di sopra del discernimento consapevole, diventano il veicolo con cui trasportare i moti dell’ anima. La semplicità del messaggio è la trama costante di ogni lirica, l’autore si fa portabandiera della canzone della vita con la parola diretta, senza sovrastrutture, senza pesantezze di lessico comprensibile a pochi, semplice e diretta come egli ama ribadire, e come il lettore constata già dalla prima pagina di Le Parole dell’Anima.
L’aggettivo semplice che spesso qui ricorre è da intendere nel suo arcaico significato: schietto, genuino, naturale, facile. È questo che il Cimarelli riesce ad innalzare a pura poesia, a piacevole canzone. Sì, ogni strofa è la canzone che egli canta nella mente trasmutando le commozioni musicanti in parole, in poesia, attraverso la sua penna e sui suoi fogli, esclusivamente scritti a mano. L’autore non ama scrivere sui tasti, perderebbe la sua emozione che invece vuole sentire viva e fluente, scorrere direttamente dai canali dell’anima verso quel foglio bianco che prende vita, compaiono allora parole a traduzione delle emozioni, emozioni e parole a cui mancano solo note per poterle cantare esprimendo così, ad alta voce, i sentimenti muti e repressi nelle pagine per innalzarle al cielo.
Pur avendo sottolineato la semplicità dei versi è prepotente il bisogno di esternare il pregio di ogni composizione che di semplice ha solo lo stile esplicativo, grandi e importanti sono i sentimenti, ora di nostalgia, ora di tenerezza, di introspezione, e comunque ognuno permeato dal flusso di quel sangue che irrora e colora il cuore il quale si spande sulla poesia.
Sono giorni così/ che non ho niente da dire/ sono giorni normali/ senza voglia di idee…/
Sono poesie di ogni momento
E non faccio niente per cambiare/ per non soffrire ancora…/
Poesie mute in un pentagramma
Parlo col mio pensiero/ parlo senza far rumore/ ascolto, e ascolto l’eco/ dei miei timori, ma il mio pensiero adesso/ vorrebbe urlare …/
Poesie di ogni riflusso del cuore
Ti sto sognando e sento/ aumentare il tuo respiro/ stringendo fra le mani/ le tue emozioni…/
…perché ho paura di svegliarmi/ aprire gli occhi e non vederti…/
… ti sto guardando e vedo te/ che stai dormendo/ stringendo fra le mani/ le mie emozioni…
Poesie profetiche
Nella confusa apparente visione/ di un pensiero senza ragione/inconsciamente passai l’orizzonte/ e conobbi i segreti, al di là della quiete/
… nel mondo del poi, senza frontiere/ tutti mostravano l’ultima scena/
… tutto parlava al mio cuore/ unendo dolci suoni dell’aria/visione d’amore e stupore…/
È troppo affascinante la lettura delle poesie di Valter Cimarelli che le trascriverei tutte, solo per il gusto da assaporare ancora la magia del misterioso io qui dipinto, ma lascio al lettore la gioia di scoprirle lentamente e lentamente abbandonarsi alla emozione e sentirne i suoni che magistralmente l’autore ha trasportato in Le Parole dell’Anima.

Annamaria Vezio

Presentazione / Recensione La stessa cosa fluente di Beatrice Bausi Busi


Parlo di Beatrice Bausi Busi, la BBB, donna-elemento, e per farlo devo immergermi negli sciami di vita che è sintesi del respiro stesso. E’ ella monade dei 4+1 Elementi, in essi e con essi Beatrice esiste, vive nutrendo il quotidiano e lo respira, divenendo portavoce per chi non ha l’udito e la vista così sottili da poter interpretare le parole delle immagini che la Natura utilizza insieme ai suoni (o vibrazioni?) con cui a noi si rivolge. E sono vibrazione, onde magnetiche colorate di messaggi, le odi che in La stessa cosa fluente avvolgono il lettore. In ogni  componimento dell’artista vi è lo specchio del Mondo Reale di cui noi, umanità corrotta dallo stress della Civiltà, non sappiamo coglierne il riflesso, anzi spesso ci acceca e volgiamo lo sguardo altrove, per timore forse, di non essere sufficientemente realistici. Ma non solo attraverso gli occhi della BBB riusciamo a vedere ciò che altrimenti non potremmo, ma addirittura ci scopriamo testimoni del suo attraversare memorie ataviche, così come possiamo constatare, valicando la moltitudine di sue liriche chiaramente rappresentative: “… come mai ho sempre amato il suono della bùccina…” e seguendo, a pag 18 o a pag 32 e 36 in particolare, e in tutte le liriche raccolte in questa opera, vi è un rappresentare con tanta perfezione di partecipazione intima, molte situazioni in realtà mai vissute, ma se seguiamo la scia dei fotogrammi che qui sono parole-emozioni, stiamo camminando il percorso che conduce alle memorie ataviche: il grande spazio che ospita la poetessa, e sicuramente anche noi anime inconsapevoli; assolutamente estrapolate da tale fonte sono tutte le liriche di La stessa cosa fluente,e tutte scandite da un ritmo unico, “…appassionati e pacati…”ne è la massima rappresentazione (pag 62), già in questa poesia (ma lo è in ognuna) ci troviamo davanti ad una donna che non ha più fisicità, il suo interiore è definitivamente fuso in quella fonte e non è più scritto quel che leggiamo, ma voce che s’innalza dal libro, suono che arriva da dimensioni eteree, pure, reali come ogni cosa che ci circonda, ogni cosa alla quale sappiamo dare la vera definizione nella giostra dell’esistenza, alla quale abbiamo saputo togliere il superfluo: la fisicità fine a se stessa. Come sensitiva,la BBB accosta delicatamente l’anima al suosentire, in quello spazio “non suo” eppure proprio. Signora di quel grande spazio dellememorie ataviche, l’autrice, con il suo fluido scrivere ella ci accompagna a scoprire questo luogo, premurosamente si fa “mano” con la quale appoggia il nostro essere nell’arcano e ce lo fa assaporare con tutti i sensi, inducendoci ad adoperare il sesto, ora, in questa lettura, e dopo e sempre. Grande insegnamento e nutrimento del nostro interiore, si palesa in ogni componimento che diventa per queste peculiarità, vademecum dell’anima
Beatrice Bausi Busi, questa anima che posiziona la sua Essenza senza contorcersi, ma poggiandosi come ultimo passo di una danza che si è consumata in volute di suoni, si posiziona, dicevo, ad occhieggiare boccioli poggiati su questi spazi, boccioli che custodiscono nella stretta dei petali, il fiore di vite di altri o di noi stessi (già vissute?).

Annamaria Vezio

Recensione su Tele di: Gloria Bicchi pittrice

Conoscere Gloria Bicchi attraverso le sue tele
Se pure di grande impatto e di sicura maestria tutte le opere figurative, ciò che di più mi affascina della pittrice è la potenza che prorompe dai soggetti immaginifici umani e paesaggistici delle sue tele.
I paesaggi onirici in particolare, hanno voce, raccontano vite interiori, parallele, reali, costruttive. L’ anelito di mondi puliti, di acque fresche purificatrici e di alberi sani e di case protettive e strade nuove da percorrere, sono elementi di un unico sentire: la Vita; la vita oltre la dimensione umana restrittiva, la vita possibile per anime di profonda ricerca interiore, ricerca che concede “visioni” facilmente trasportabili dalla pittrice aglio cchi di tutti per merito della sua capacità artistica, facendo sì che ella sia, inconsapevolmente, portatrice di un chiaro messaggio della dimensione interiore sicuramente più potente di quella della realtà contingente.
Forte quanto delicato è il messaggio o meglio, il discorso che i ritratti di donna, con la loro musica incessante ci espongono. Affascinanti queste donne nei quadri di Gloria che se pur bloccate dalle cornici sembrano muoversi, e ci muovono con la loro emozionalità. Pare di udire i singhiozzi repressi nel cuore della donna violentata: piccola nelle sue vesti stracciate, abbracciata a se stessa in un disperato tentativo di protezione, ci fa sentire il dolore dell’ impotenza, la mano affondata nei capelli scompigliati mostra un pianto che pur non essendo presente nel dipinto c’è, ed è un urlo che ci lacera le orecchie.
Così come viene naturale udire il “rumore” dei pensieri della donna bionda circondata di blu (come volesse il blu portarle conforto); con la sua testa poggiata sulla mano, la sua figura mesta che rappresenta un’immagine di donna addolorata, una qualunque donna che soccombe ad una propria tristezza, “parla” direttamente all’ anima di “ogni donna” e ne materializza il vissuto interiore.
La donna della clessidra, sfacciata, con le sue scarpine rosse e le gambe incrociate sembra mostrarsi senza virtù, eppure il suo volto mostra innocenza e purezza, il suo sguardo è pudico, Gloria coi suoi colori ce la presenta come avvolta in una musica, la musica della vita scandita dal tempo che inesorabile ci avvolge e ci fa suoi carpendo e affogando il nostro essere e il nostro sogno di ciò che vorremmo o avremmo voluto essere.
Gloria fa suonare le sue tele, tutte le sue tele, che si tratti di ritratti di donne o di uomini o di paesaggi reali od onirici.
I colori sono note e le note immagini musicanti. Ogni donna di Gloria (sono rimasta affascinata, fortemente affascinata dalle “sue donne”) ha un racconto, un discorso, una voce, una musica che lei sapientemente ci fa ascoltare attraverso le proprie tele. E così come i ritratti di donna, ogni suo ritratto, ogni suo quadro è figlio di pennellate fortunate intinte nella musica dell’anima.
Non è possibile parlare diligentemente di ogni quadro della Bicchi perché molteplici e di varia tipologia sono le sue opere, ma conoscendole una certezza si è formata nel mio animo: Gloria, a mio parere è pittrice di musiche di vita.
Su qualunque opera di Gloria io mi sia soffermata ho constatato che ella le ha dipinte non con colori ma con le note accordate alla emozione di ogni soggetto raffigurato.
Sì, Gloria Bicchi è pittrice di musiche di vita e i colori nelle sue mani sono note e le note immagini musicanti.

Annamaria Vezio