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Calliope

Calliope
Inno all'arte che nel nostro sangue scorre.

sabato 5 agosto 2017

Il gioco

Il gioco della disumanità miete i campi della coscienza.
Circuisce le menti e le annebbia, le convince che il "mors tua vita mea" è la vera vittoria.
Invita ogni anima a dubitare di sé e di ognuno. Vanifica la forza, spegne le voci.
"Il dubbio è demoniaco" diceva un saggio, nonché santo per i cristiani;
"Divide et impéra" diceva il SPQR;
"Tutto contro tutti" dice l'andante del secolo.
Nel bailamme di "vittoria" grazie a morte altrui; di "dubbio che divide"; di divisione e quindi "-imperati/sudditi-"; di "tutto contro tutti", ognuno guarda l'altro con circospezione, con timore, paura, prevenzione. -Se stesso e l'altro-.
Il gioco è fatto. I dubitanti dubitano, di se stessi e d'ogni altro; la coscienza è un cencio strappato dal vento del momento, l'anima s'attorciglia fra domande che non si è mai posta.
Il gioco della disumanità ha mietuto le coscienze, ognuno urla qualcosa e non importa cosa. Ognuno è triste e arrabbiato per qualcosa e fabbrica quel "qualcosa" perché nel "dubbio" non sa che "qualcosa" può essere chimera, gioco di disumanità anziché personale scoglio. E tutti, allegramente, ci si presta a giochi di disumanità, di mors tua vita mea, di dubbio a tutti i costi, di divide et impéra. Perché è meno faticoso essere trascinati dalla corrente che non Essere corrente.
Davvero vogliamo giocare il gioco della "disumanità"? Davvero vogliamo -non- credere che siamo -Liberi-? Perché lo siamo, basta vederlo...
Vs Annamaria
AmVezio@text&image

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