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Calliope

Calliope
Inno all'arte che nel nostro sangue scorre.

venerdì 17 novembre 2017

Il cavaliere misterioso di Annalisa Tacoli

Lungo una strada polverosa, in una limpida mattina d'estate, avanzava un cavaliere. 
Era giovane, aveva un'armatura leggera, un elmo col pennacchio, una spada piuttosto arrugginita e uno scudo di cuoio appeso alla sella. 
Cavalcava un destriero agile e nervoso, di colore ambrato.
Lo seguiva uno scudiero di bassa statura, giovane, mingherlino, un po' provato dal peso della lunga lancia del cavaliere. 
Lo scudiero era tutto vestito di pelli e in testa portava uno strano berretto verde, calzato giù, fin sopra le orecchie.
Accanto al gruppo trotterellava un cane, un cane da pagliaio, di nessuna razza dichiarata, rossastro, di media taglia, con una bella coda frangiata e sventolante ma con due orecchie un po' troppo a punta e con due occhietti vispi che la dicevano lunga sul tipo che era.
Il cavaliere misterioso, non si sapeva chi fosse né da dove venisse, era coraggioso, intraprendente e sembrava che avesse un certo fiuto per le emergenze. 
Ovunque ci fossero problemi, risse, contese, lotte, battaglie, lui si presentava per prendere sempre le parti di chi era più in difficoltà. 
Non importava se avevano ragione o torto, lui parteggiava sempre per i più deboli in campo.
Anche quella bella mattina d'estate il cavaliere misterioso stava arrivando. Aveva sentito nell'aria odore di scontri, profumo di battaglia e non si sarebbe certamente tirato indietro, sapeva che avrebbe potuto essere d' aiuto a qualcuno.
La campagna era tranquilla e silenziosa, il sole cominciava a scaldare l'aria e il gruppetto trotterellava, senza troppo affrettarsi, verso un piccolo villaggio che si intravvedeva all'orizzonte. 
Di tanto in tanto si sentiva sbuffare lo scudiero, guaire il cane. Il cavaliere taceva, immerso nei suoi pensieri e guardava lontano, mentre il cavallo avanzava sicuro, come se già conoscesse la strada.
Chi li avesse incontrati, avrebbe notato qualcosa di strano, strano lo scudiero con quel berretto verde calcato sulle orecchie, strano il cane svagato e indipendente, strano il cavaliere, male armato e assorto nei suoi pensieri. Strano anche il cavallo che pareva andare da solo, senza bisogno di guida. 
Sulla strada assolata non c'era anima viva.
Il villaggio era ancora lontano ma già si sentiva un fragore, come di battaglia.
Grida, rullo di tamburi, rumori di ferraglia...
Cavallo e cavaliere tesero le orecchie. Lo scudiero, le orecchie le teneva ben nascoste sotto il berretto ma anche lui riconobbe un frastuono famigliare. Il cane abbaiò a lungo.
Anche questa volta erano al posto giusto nel momento giusto.
Nel villaggio infuriava la battaglia.
Man mano che si avvicinavano, sempre meglio potevano distinguere i contendenti. 
In un largo spazio davanti al villaggio: da un lato gli abitanti del villaggio, armati alla meno peggio con attrezzi da lavoro, vecchi spadoni, lance arrugginite, dall'altro gli assalitori, guerrieri ben equipaggiati e ben addestrati. 
Si può immaginare da che parte si schiererà il cavaliere misterioso ?
Non c'è dubbio, fra poco sarà là, nelle schiere degli abitanti, fra quei contadini e pastori che difendono senza speranze il loro villaggio da una torma di assalitori.
Detto fatto, eccoli arrivare, non sembrano più gli stessi, cavallo e cavaliere galoppano veloci con aspetto fiero, mentre cane e scudiero, rimasti alla retroguardia, rivelano la loro vera identità, sono Elfi. 
Ecco perché l'uno nascondeva le lunghe orecchie a punta sotto quel berretto verde e l'altro trotterellava distratto, come se fosse di un altro mondo. 
Sono Elfi, il magico popolo delle foreste. Gli elfi sono simboli delle forze dell'aria, del fuoco, della terra, dell'acqua e dei fenomeni atmosferici....
Ecco perché erano così strani , ecco perché sapevano già dove andare, senza che nessuno li avesse chiamati. 
Il vento, lo spirito dei boschi aveva portato lontano la notizia del conflitto e il cavaliere misterioso si era messo in cammino.
Il villaggio era stato assalito nottetempo, a tradimento, dal Signore di un paese vicino. Nel villaggio sgorgava infatti una fonte di acqua fresca e pura, sorgente preziosa in un territorio arido e assolato, una grande ricchezza per i suoi abitanti. 
Gli assalitori invidiosi, volevano impadronirsene a tutti i costi. Non che loro non avessero acqua, avevano persino un fiume che attraversava il loro territorio ma volevano proprio quella fonte di cui si diceva che facesse vivere per sempre. La fonte del l'immortalità.
Non era vero naturalmente ma loro lo credevano e per questo avevano scatenato una guerra. 
Avevano assediato il villaggio per giorni e giorni poi, quando gli abitanti, già stremati, erano usciti per difendere il villaggio con le poche armi che avevano, li avevano assaliti e stavano per avere la meglio.
Avevano però fatto i conti senza il cavaliere misterioso. 
Al solo vederlo fra le loro fila, gli abitanti del villaggio avevano ripreso coraggio, senza contare poi che il cavaliere non solo era misterioso ma soprattutto era invincibile. 
Bastò la sua sola presenza per disorientare gli assalitori, il suo cavallo agile e svelto lo faceva volare fra i nemici, la sua spada, arrugginita ma infallibile, non sbagliava un colpo. 
E che dire della lancia che lo scudiero sembrava trascinare con tanta fatica ? Beh, quella lancia adesso roteava da sola sulle teste degli assalitori, seminando il panico fra le file dei nemici. 
Gli Elfi, fra i loro poteri, hanno anche quello di poter spostare gli oggetti ed è questo che stavano facendo lo scudiero e il cane, con loro gran divertimento, pur restando al di fuori della mischia, "teleguidavano" la pesante, micidiale lancia.
In men che non si dica gli avversari furono messi in fuga.
Gli abitanti del villaggio non credevano ai loro occhi, avevano sofferto per tanti giorni e ora improvvisamente, in poche ore, tutto era cambiato. 
Quel cavaliere misterioso, piovuto chissà da dove e chissà perché, li aveva salvati, in poche battute aveva sconfitto i loro nemici e li aveva cacciati forse per sempre. Viva, viva....
Erano già pronti a proclamarlo eroe, capo, forse persino Re del villaggio ma ....dov'era il loro eroe, il loro salvatore ? Dov'era quel misterioso cavaliere?
Sul campo di battaglia non c'era più nessuno.
Il cavaliere misterioso era misteriosamente sparito.
Forse laggiù, in fondo in fondo, sulla lunga strada, una nube di polvere, come se un cavallo stesse galoppando verso la linea dell'orizzonte. 
E il cane? e lo scudiero? Tutti spariti! 
Fino alla prossima volta, però.
Fino a quando il soffio del vento non racconterà di nuovo al mitico popolo della foresta che qualcuno ha bisogno d'aiuto.

copyright@ Annalisa Tacoli 
Autore del Giorno nov. 2017 -Anima di Vento-
Imm@AmVezio olio su legno "L'Elfa dei boschi"

Guernica di Daniele Neri


Urla di dolore e
angoscia crudele
che trasuda da corpi straziati,
spiriti dalle menti distorte
armi che feriscono
devastano, distruggono,
tragico olocausto.
Braccia levate al cielo
in cerca di un atto d'amore
o di morte consolatrice.
Cosa è la pietà?
NON ESISTE!!
Cos'è la vita?
UNA PAROLA SENZA SENSO!!
Cos'è la morte?
E' QUI CON LA SUA FALCE!!
Lampada ad olio
nelle mani della donna;
cavallo imbizzarrito,
potere impazzito
dal fuoco e dall'odio.
Squarcio nelle tenebre
una colomba,
messaggera di pace e speranza.
Vana?
Pensieri liberi,
lampi improvvisi.
Colpito da un quadro,
Pablo dalla sua anima
parla diretto al cuore
di chi osserva,
scruta fin dentro le anime,
pensa al passato,
piange
e spera
mai più
mai più.
@Daniele Neri
Autore del Giorno nov. 2017 - Anima di Vento-

Tratta dal libro ATTIMI-Editore Montedit
Collana LE SCHEGGE D'ORO

DEMENZA di Pasqualina Di Blasio




Se non riconoscessi -dio che pena-
i volti cesellati nel cammino
le mani che strinsi nelle mie
le parole scritte col pennino
il volo della terra mattiniera
e la fuga delle ombre a mezza sera 
quando il cuore rasserena…
dio che pena!
Se non assaporassi su papille vive
il latte, la sabbia che sfarina
il superfluo che nutre inutilmente
e il focolare acceso a farmi viva 
e il senso minimale di pienezza dell’assenza,
d’indomita pochezza 
della dignità che non bastava mai 
e mi rese alzabandiera fiera… 
non sarei più io.
Sarei il guscio senza frutto
il ramo spento, l’incolore bianco
la voce sorda e la vuota pelle
senza gioire e senza pena.
Di certo non mi mancherei 
io persa, io tradita, io senza me
sgravata del bagaglio di una vita 
senza borraccia e sandali in cammino.
Solo a voi, anime di carne,
non vorrei mancare mai
e in qualche modo vi raggiungerei
come Tantalo in lotta con il ramo.
“Pensate a voi, ancora vi direi, 
lasciate andare me nel chiuso tempo 
trattenete solo la mia Essenza,
di singola persona Consistenza”. 
@Pasqualina Di Blasio
Autore del Giorno nov. 2017 -Anima di Vento-
imm.@AmVezio olio su tela "Nata il 24 giugno"

Piccola Luna di Vincenzo Lagrotteria


Tu splendi e sfavilli, piccola luna
ed il cuor mio d'amor s'infiamma,
gli occhi tue son come due stelle
tremula il cuor vederle splendere.
Frivolo m'è lo sperar nel tuo amore
ahimè, ai sogni non potrà sfuggire,
sogno la fragranza del tuo profumo
ed il cuore freme, sembra vulcano.
Lo sento sciabordare come l'onde
senza senno vibrano le sue corde,
le note della canzone dell'amore:
son quelle che lo fanno invigorire.
M'assale lo sconforto al risveglio
nell'aprire gli occhi ed essere solo
sento la lontananza del tuo amore
e la tristezza m'oscura il cuore.
Stento a ricomporre il mosaico
manca sempre il tassello perduto
son volati via gli anni giocondi:
or cuor mio goditi i lieti sogni.
Non temere piccola luna lucente
tu risplenderai sempre nel cuore,
m'accontento del dolce bagliore
nel concederti nel lieto sognare.

@Vincenzo Lagrotteria Autore del Giorno nov. 2017 -Anima di Vento
imm. @archivioAmVezio

Fluvial di Aneta Horghidan Timplaru


Tu sei il fiume
che scorre con rumore,
a volte,
vicino alla mia anima.
Altre volte,
melodioso
come una canzone di sirena,
mi attiri in torrentii di passioni.
Solo nella notte,
nostalgico,
ti sento scorrere attraverso il mio corpo:
fiume di tranquillità!

@Aneta Timplaru Autore del Giorno nov. 17 Anima di Vento
imm. @archivioAmVezio

Tempo passato di Argia Marinetti


Nostalgia d’un passato
chiuso nel tempo
avvolge l’anima
che va oltre le cose,
oltre il presente
a interrogare quel tempo
d’immagini sbiadite
nelle pagine sfogliate.
Tra le righe, filari di solchi
feriti e gioiosi sogni
s'aprono ad alzare il volo
agli aquiloni
nel tempo d’oggi.
@Argia Marinetti Autore del Giorno nov. 2017 Anima di Vento
imm. dal web

IL MARE E IL SUO LAMENTO di Arturo Pucci


O dolce incanto quanto è bella la natura,
Ogni mattina lei si poggiava su quella pietra dura.
Anch’io m’irrigidivo e diventavo quasi un masso, 
Mi trasformavo in onda per avvicinarmi un passo.
Lei mi ammirava coi suoi stupendi occhi belli,
Io mi avvicinavo ancor per bagnare i suoi piedi snelli.
Quanto era bella quando scendeva quella scala,
Non ero mai sicuro che quel sorriso a me regalava.
Solo a vederla mi dondolavo e accaloravo,
Vedevo quando si bagnava, lo faceva con amore,
io l’abbracciavo e senza mani la tenevo stretta.
Lei mi adorava sentendosi bagnare e mai aveva fretta.
Quando gioiva la sentivo felice, divina.
Se io non fossi mare vorrei restare a lei vicino.
Adesso è lontana e io soffro con il cuore,
Se non l’ammirassi per troppo tempo perderei l’amore.
L’amore eterno a lei vorrei donare,
Quando su quel masso di nuovo la vedo sostare.
Io sono solo mare, per terra non posso andare,
ma vorrei, da lei vorrei andare.

@Arturo Pucci Autore del Giorno nov. 2017 Anima di Vento
Imm. @GalleriaAmVezio