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Calliope

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Inno all'arte che nel nostro sangue scorre.

mercoledì 11 luglio 2018

Stress e riflessione


Stress e riflessione

9 novembre 2013 alle ore 14.49
Imperterrita continuo il mio cammino sulla strada che mi fu assegnata quando ancora, probabilmente, il granello che sarebbe diventato embrione nell'utero di mia madre, vagava nell'etere. A volte stramazzo e mi ritrovo davanti allo specchio e parlo alla me stanca, sola, incompresa. Miro e rimiro lo sguardo smarrito e scendo nell'anima a cercare il lumino acceso, la piccola fiammella che sempre ritrovo, piccola e in attesa che io la scorga.
E, attraverso essa si palesa lo schermo della vita. Guardo l'attorno a me bisognoso di ascolto e ascolto, l'attorno a me bisognoso di essere visto, e lo guardo. Sorrido e mi risponde sorriso, abbraccio il dolore e lo faccio mio per liberare l'altro del fardello, e l'altro torna sulla sua strada sollevato. Sì, questo è il mio percorso, lo scelsi, probabilmente, quando ancora ero quel granellino nell'etere, ma allora non vidi che sarei stata umana anche io, e che anche io avrei avuto bisogno di tanto in tanto, di lasciarmi cadere e di essere rialzata. Che anche io avrei avuto bisogno di sentirmi umana, una tantum, e di essere ascoltata, abbracciata. Ma è la mia strada, l'ho scelta io, e gambe in spalla, mi porto a continuare il cammino, però, qualche volta voglio perdonarmi di essere umana e fragile. E di concedere all'anima stanca, di accorgersi che è stata rosicchiata, stressata.

Recensione "singolare, femminile" Romanzo di Francesca Montomoli

"Singolare, femminile": undici colori di un misteriosofico ventaglio, undici episodi di esistenza profondamente scandagliati, spogliati fino al nucleo dei personaggi ad accompagnare l’elemento umano alla natura della più intima essenza, finanche alla extrema ratio per alcuni.
L’autrice è fine conoscitrice del mondo interiore, attenta e oculata tessitrice tesse l’anima d’ogni personaggio scrupolosamente, senza mai cadere in noiosi luoghi comuni, piuttosto vivificando la già pulsante trama. Ella osserva, fotografa, disegna policromie di vite, non solo costituenti una storia, ma anima, cuore e natura dell’opera stessa; con dedita partecipazione simbiotica, empatica, rapisce e accompagna, inoltra in luoghi e attimi che si fanno tutt’uno con il lettore trasportato nelle vene del protagonista. Undici avvincenti momenti di vita. Intensa e profonda l’analisi psicologica in Audrey, nella fragilità delle decisioni, nei friabili propositi, nei rimorsi che annichiliscono l’anima. La Montomoli con la raffinatezza di chi, compassionevole se pur obbiettivo, osserva e carezza i moti ammutinanti che imprigionano un’anima, un’esistenza, un corpo. In Risveglio l’accurata indagine illumina la coscienza, in ogni riga s’aprono scenari importanti di consapevolezza. È Time out all’infinito spaccato di vita, argomento spinoso che l’Autrice dipinge di colori tenui e soffusi di cum passione. Delicata denuncia sociale. In Rebecca Fox l’esposizione in prima persona ci riflette nelle circostanze: viviamo i suoi pensieri, vorremmo intervenire, salvarla, ma Rebecca si salva da sé: come? è inimmaginabile come ella segna la sua vittoria. In La scelta, nitide e nette traiettorie su trama tanto breve quanto esaustiva i moti emozionali, di noi tutti. È singolare Regionale veloce, una storia come tante, un non mai confessato che diviene interessante morbida esistenza. È tutto singolare in "Singolare, femminile". Nondimeno sottile e stupefacente è Bambola di porcellana; le vie che percorrono il riconoscimento di scelte non volute o di pregiudizi, sono cosparse di avvenimenti non prevedibili e spesso tragici. È Luca, un uomo a portarci quasi alla fine della lettura del libro. Un uomo narrato nella sua più misterica essenza attraverso il suo normale vivere. Tutto appare normale in Compravendesi, anche il sogghigno del ratto davanti al cespuglio dei roseti: ventuno. La sorpresa è l’eleganza dell’Autrice che avvince e rapisce; mai avrei supposto un finale così... Dolci colline coinvolge e trasporta. Incanto pervaso di stupore, minuziosa descrizione, disamina di luoghi; e il dialogo della protagonista: prezioso sguardo sull’esistenza palpitante d’espressioni di alta liricità. Nel finale della Raccolta un ultimo saggio sulla natura umana, sulle fragilità e morbosità, difese e offese. Amina rappresenta il nostro periodo storico di violenza e pregiudizi, di doni rinnegati. L’Autrice descrive un coinvolgente panorama culturale straniero, pure non lontano dal modus operandi dell’uomo occidentale. In questo ventaglio di racconti dagli undici colori diversi, una sfumatura è persistente: la libertà dalle angherie, auto-inflitte o propinate; e il senso di giustizia umana e ancestrale, di armonia del Cosmo e del Microcosmo. È "Singolare, femminile" un’opera òrfica, altamente lirica. Il prodigioso valore dei segni nei lemmi, ne fa materializzazione di encomiabile ispirazione; in scrittura lineare, la Montomoli tocca corde vive del pensiero/emozione.
Recensione di Annamaria Vezio

domenica 8 luglio 2018

"Poi, silenzio" di Arianna Vadi, anni dieci, Firenze (Progetto Fiaba)

Sento il fruscio
delle foglie sugli alberi,
sento il ticchettio
delle gocce di pioggia,
sento dei passi,
un sussurro
e poi: solo silenzio.
Arianna Vadi, anni dieci, Firenze

Assaggio di Progetto Fiaba
Poeti in erba nei volumi La Casa delle Fiaba
Arianna Vadi, anni dieci, Firenze

“Magie” di Sabrina Vadi, anni sei, Firenze (Progetto Fiaba)

Piccolo e verde il bruchino
Presto sboccerà dal suo bozzolino.
Nel cielo turchino volerà
e di mille colori si vestirà.
Piccoli poeti de La Casa delle Fiabe in “Arcobaleno di noi” ed. 2017

Sabrina Vadi, anni sei, Firenze

"La vita in punta di piedi"

Mi piace attraversare la vita in punta di piedi: non spavento nessuno, mi vede solo chi percepisce il mio profumo se risveglia il suo, mi risponde solo chi sente il mio silenzio.
Mi piace attraversare la vita in punta di piedi, mi glorio di albe e fusione di cieli che il rumore potrebbe sfumare. Nel silenzio del passaggio ascolto i movimenti dell'universo: essi si palesano in punta di piedi.
Attraversare la vita in punta di piedi è alchimia, è elettività, è osmosi, è catarsi.
Mai voglio fare rumore, potrei risvegliare nidi di serpi, potrei scombinare i movimenti dell'universo, potrei cadere nell'imbuto...
Mi piace attraversare la vita in punta di piedi, entrare in sintonia coi suoi insegnamenti, suggere le sue verità, essere sua silenziosa discepola.
Sì, sto bene attraversando la vita in punta di piedi: mi concede di vedere oltre il solco dei miei passi.
AmVezio@text&image(angeloinfuocod'artificioluglio2018)

"Singolare, femminile" di Francesca Montomoli (narrativa, recensione di Annamaria Vezio)


"Singolare, femminile":
undici colori di un misteriosofico ventaglio, undici racconti, undici episodi di esistenza profondamente scandagliati, visualizzati, spogliati fino al nucleo dei personaggi ad accompagnare l’elemento umano all’antica natura della più intima essenza, finanche alla extrema ratio per alcuni. L’autrice è fine conoscitrice del mondo interiore, attenta e oculata tessitrice crea l’anima d’ogni personaggio dettagliatamente, scrupolosamente senza mai cadere in noiosi luoghi comuni, piuttosto vivificando la già pulsante trama. Ella osserva, fotografa, disegna policromie di vite, non semplici costituenti una storia, ma anima, cuore e natura dell’opera stessa; con dedita partecipazione simbiotica, empatica, rapisce e accompagna, inoltra in luoghi e momenti che si fanno tutt’uno con il lettore trasportandolo nelle vene del protagonista. Undici avvincenti luoghi e momenti di vita.
Intensa e profonda analisi psicologica si fa specchio di molti di noi in Audrey, siamo anche noi quell’Audrey nella fragilità delle decisioni, nei friabili propositi, nei rimorsi che annichiliscono l’anima. Siamo anche molti di noi quei bulimici sofferenti, inconsapevoli del dramma interiore che attanaglia, fino alla lettura della storia che Francesca Montomoli presenta con la raffinatezza di chi, compassionevole se pur obbiettivo, osserva e carezza quei moti ammutinanti che imprigionano un’anima, un’esistenza, un corpo. Mirabile narrazione che ben rappresenta una tangibile realtà umana, il fantasma “bulimia”.
Mirabile la trama in Betty Sue, stupore continuo fino all’epilogo, inaspettato, cruento eppur carezzevole.
In Risveglio l’accurata indagine illumina la coscienza, rinvigorendo ogni riga che s’apre a scenari importanti di consapevolezza; quella consapevolezza così tanto mortificata dall’abuso del termine.
È Time out all’infinito uno spaccato di vita narrato dall’interno di un corpo, trattando un argomento spinoso che l’Autrice invece dipinge di colori tenui e soffusi di cum passione e di quella tenerezza che blandisce, avvolge nel mentre illumina la scena. Delicata denuncia sociale.
l’Autrice veste anche i panni Rebecca Fox, l’esposizione in prima persona fa sì che il lettore si rifletta nelle circostanze e affascinato, tenda a sentire forte empatia per Rebecca, ne vive i pensieri, e vorrebbe intervenire, salvarla, ma Rebecca si salva da sé: come? è inimmaginabile come ella segna la sua vittoria.
In La scelta, nitide e nette traiettorie sviluppate su trama tanto breve quanto esaustiva i moti emozionali in cui tutti ci possiamo specchiare. Un brevissimo saggio: “… il mondo ti si rovescia all’improvviso, con la stessa noncuranza di uno starnuto...” è lineare la scrittura della Montomoli, lineare e palpeggiante le corde vive del pensiero/emozione.
È singolare Regionale veloce, una storia come tante, un -non mai confessato- che diviene morbida esistenza. Ma è tutto singolare in Singolare, femminile.
Nondimeno sottile e stupefacente è Bambola di porcellana; le vie che percorrono il riconoscimento di scelte non volute o di pregiudizi, mai rivelatosi prima, sono cosparse di avvenimenti non prevedibili, e spesso a causa di tragedie. Anche l’uomo è personaggio portante nella Raccolta, la sua coscienza in continua prova è pari a quella femminile.
È Luca, un uomo a portarci quasi alla fine della lettura del libro. Un uomo narrato nella sua più misterica essenza attraverso il suo normale vivere.
Tutto appare normale in A.A.A. Vendesi, perfino il sogghigno del ratto davanti al cespuglio dei roseti: ventuno, ognuno con un suo nome femminile. La sorpresa è l’eleganza dell’Autrice, ben sa come avvincere e rapire; proprio come Luca, mai avrei supposto un finale così, da lui.
Reduce di un primo premio in un prestigioso Concorso Letterario, Dolci colline coinvolge e trasporta a ogni rilettura. È incanto pervaso di stupore il racconto di questo episodio, sono certa farebbe invidia ad Agata Crhistie per la minuziosa descrizione, la disamina dei luoghi e dell’intimo dialogo della protagonista e dell’attimo, e soprattutto del prezioso sguardo su tutta una esistenza che l’Autrice dipinge sui fogli; che l’Autrice fa pulsare in espressioni linguistiche di alta liricità.
È alla conclusione della Raccolta un ultimo saggio sulla natura umana, sulle sue fragilità e morbosità, sulle sue difese e le sue offese. Amina è rappresentanza anche del nostro periodo storico di turbamento coscienziale e di ingiustizia, di violenza e pregiudizi, di doni rinnegati. I protagonisti sono ben modellati in comportamenti diffusi, consueti forse, oggigiorno. l’Autrice li ambienta in un coinvolgente panorama culturale straniero, in fondo non molto lontano per il modus operandi dell’uomo, dall’Occidente.
In questo ventaglio di racconti dagli undici colori diversi, una sfumatura è persistente: la libertà, libertà dalle angherie, che siano auto-inflitte o che siano propinate; e il senso di giustizia, quella umana e ancestrale, quella che è armonia del Cosmo e del Microcosmo.
È “Singolare, femminile” un’opera òrfica, altamente lirica. Il prodigioso valore dei segni nei lemmi, ne fa materializzazione di encomiabile ispirazione.


Annamaria Vezio







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