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Calliope

Calliope
Inno all'arte che nel nostro sangue scorre.

venerdì 20 novembre 2015

"Lo Gnomo e il Tempo" di Sergio Casagrande


Dopo una faticosa giornata di lavoro sui campi, quella sera ero stanco e, dopo un frugale pasto, mi coricai. L’età si faceva sentire, avevo settanta autunni sulle spalle ma non potevo permettermi il giusto riposo, perché dovevo accudire gli esseri che amavo più di me stesso: gli animali e le piante da frutto del mio minuscolo podere circondato da un fittissimo bosco, silenzioso e scuro. Dopo la morte di mia moglie facevano parte della mia vita più degli esseri umani, molti dei quali col tempo mi avevano profondamente deluso. Tra le palpebre socchiuse, sopra il comodino accanto alla candela di sego ( non mi ero mai deciso di sostituirla con una lampada ) e a una scatola- sveglia colorata, che ticchettava le ore, mi parve di sentire un rumore e muoversi qualcosa. Aprii gli occhi e guardai. Ora potevo vedere distintamente un ometto con la barba bianca, grande come il palmo della mia mano. Sembrava intento a tirare la catena della sveglia e chinava la vecchia testolina grigia per ascoltare il tic-tac. Era così interessato, che non si accorse che mi ero seduto sul letto e lo guardavo. Tossii per richiamare la sua attenzione, si voltò, e come mi vide scivolò giù da una gamba del comodino, agile come un giovane marinaio e balzò verso la porta, veloce come le sue gambine lo permettevano.
- Non temere,- lo esortai- non scappare, ti mostrerò cosa c’è dentro quella scatola che sembra abbia destato la tua attenzione. Chi sei?- gli domandai infine.
- Un gnomo, non si vede?
- Ma io come posso vederti? Mi pare di aver sentito dai racconti di mio nonno che solo i bambini buoni hanno questa opportunità. Io ho tanti anni sulle spalle.
- Ma tu sei un vecchio bambino buono - rispose convinto lo gnomo. - Uno dei pochi - aggiunse.
- Quanti anni hai? E da quanto tempo abiti in questi boschi?
- Seicentotrentaquattro e sono nato e vissuto qui da sempre. Mi ricordo molto bene di tuo nonno. Con lui ho avuto più di un colloquio.
- Mio nonno? Parlami di lui, non l’ ho mai conosciuto.
- Tuo nonno, da bambino, era come te: un discolo curioso. Era buono con tutti i poveri del paese, un po’ disobbediente nei confronti dei tuoi genitori e cattivo coi prepotenti. Giocava con tutte le specie di animali: pipistrelli, ricci, scoiattoli, talpe, serpenti, civette e corvi. Una buona parte di loro dormiva nella sua camera; una volta volle covare nel letto dove dormiva alcune uova orfane della madre capinera. Alla mattina erano tutte schiacciate sulle lenzuola. La tua bisnonna gli diede da bere un’oncia di olio di ricino e lo tenne in castigo per tre giorni. Una notte, quando i tuoi bisnonni tornarono da una festa, trovarono la tua sorellina di sette anni seduta in camicia di notte sotto la pioggia che gridava terrorizzata perché gli animaletti erano scappati dalla camera di tuo nonno bambino. Il nonno si era impossessato di un sigaro del bisnonno e lo aveva fumato impestando la sua camera di fumo; le bestioline avevano così trovato rifugio e salvezza nella stanza della bambina. Un pipistrello si era aggrappato con gli artigli ai suoi capelli biondi. E tutti i serpenti strisciavano spaventati sul pavimento tra i saltelli dei rospi. Da grande tuo nonno, nonostante i brontolii di tua nonna, non è mai cambiato: ha mantenuto le sue buone qualità.
- Dio mio, e tu affermi che sono come mio nonno?
- Certo. Tutti e due dal cuore d’oro.
- Come va con la salute, piccolo uomo?
- Le gambe e il cuore tengono, ma i miei occhi incominciano a stancarsi. Di giorno non vedo quasi nulla. Sento anche degli strani rumori negli orecchi e il mio naso non percepisce più i profumi dei boschi, sempre più radi. Esplosioni, trivellazioni, strade e cemento, smog e liquami: persino i Troll della montagna sono terrorizzati. Cosa accadrà a noi poveri gnomi e ai bambini , quando noi non entreremo più nelle loro stanze per farli dormire con le nostre fiabe e per vegliare sui loro sogni? C’è qualcosa di sbagliato nel tuo mondo! Non c’è più pace in nessuna parte della Terra ormai. Non possiamo più sopportare questi frastuoni e disordini! Dovrò lasciare questi posti.
- Dove andrai?
- A qualche centinaio di chilometri più a nord.
- Ci andrai con le tue gambette corte?
- No. Mi ci porterà un’ oca selvatica o una gru. Nella peggiore delle ipotesi sul dorso di un lupo o di un orso. Sono tutti amici di noi gnomi. Cosa contiene quella scatola? Un animale? Mi sembrava di sentire il battito di un cuore.
- È il cuore del tempo che hai sentito battere.
 Cos’è il tempo?
- Una cosa che non si può dire: è composto dal passato, il presente e il futuro.
- Lo porti sempre con te, in quella scatola?
- Sì, non riposa mai. Non dorme mai, non cessa mai di ripetere ai mie orecchi le stesse parole.
- Capisci cosa dice?
- Troppo bene purtroppo. Mi dice che ogni secondo, ogni minuto, ogni ora del giorno e della notte, diventerò sempre più vecchio e che morirò. Prima di partire, dimmi piccolo uomo, hai paura della morte?
- Paura di che cosa?
- Del giorno in cui il battito del tuo cuore cesserà, i tuoi pensieri si arresteranno e tutto il tuo essere si spegnerà come la luce di questa candela.
- Chi ti ha messo in testa simili baggianate, vecchio bambino? Non ascoltare la voce della scatola col suo stupido passato, presente e futuro, buttala nel fiume! Non capisci che è sempre la stessa cosa? Che quella scatola e il suo spirito cattivo ti prendono in giro? Sono solo bugie! Resterai sempre bambino, non diventerai mai veramente vecchio, non morirai mai! Ora dormi, tra non molto sarà l’alba, il sole sorgerà sopra la cima dei pini e vedrai le cose diverse e più chiare di come le hai viste con la luce di questa candela. Ora devo scappare, addio sognatore, lieto di averti rivisto.
- Felice di averti conosciuto piccolo uomo. Addio.


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