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Calliope

Calliope
Inno all'arte che nel nostro sangue scorre.

lunedì 28 settembre 2015

Altrove da me stessa da "Dissolvenze"


Scende lento il buio
su cicatrici di giorni
al calendario appesi
E viene notte
- su pensieri rantolanti -
a vestire di nero il mio sentire
A celare Eterno
in attimi rappreso
E viene forte
il desiderio d’essere altrove
Altrove da me stessa.





da "Dissolvenze" ed. 2015

D.L. 22/4/41 n. 633 (D.L 22/5/2004 n.128) su testo e immagine

Ali di cielo (rec. prof E. M. Cipollini)


Prefata da Dante Maffia, la silloge si dipana su tanti e sovra tutto svariati e speziati temi i quali hanno, sebbene le poesie non siano tutte dello stesso spessore, un comune denominatore che è la trascendenza –il titolo non è messo a caso- da un mondo dominato dal tempo edace e costellato più da dolori che gioie per cercare una dimensione di pieno amore, una ricerca tramite il lògos poetico della comprensione dell’essere in quanto la verità non si nasconde più ma si disvela nel senso greco del verbo. Tolto il velo dell’apparenza alla mondanità, il sostrato che mai non muta è il dolore, la sofferenza, la gioia, il valore degli affetti: ciò che l’Autrice chiama «essenza della persona» non vista come mezzo, strumento ma quale fine a sé stante.  Sia ben chiaro, noi non leggiamo il mondo ma il nostro mondo, non appercepiamo le cose ma le nostre cose, i nostri desideri e non delle astratte esigenze e nella poesia, linguaggio anti-reificante per antonomasia, domina il cosiddetto “fantasma iconico” che, detto in altre parole, non è altro che la diversa capacità significativa della parola. Impossibile quindi “oggettivizzare” la poesia, impossibile a tradursi in altro linguaggio.  Il critico e il lettore si limitano a interpretare e non a trovare “il vero oggettivo”, tipico della scienza, ma tale apparente limite è la forza, la vis insita della poesia: troviamo individualmente i nostri vissuti, le nostre esperienze e le facciamo in tal modo nostre. Viviamo la creazione poetica tramite i nostri personalissimi vissuti interiori, i nostri bagagli culturali, la nostra sensibilità.  L’elaborazione finale non è del poeta che potrebbe esser anche anonimo ma di chi usufruisce della poiesis: sono i vari livelli interpretativi del Soggetto che recepiscono e fan poesia, si potrebbe azzardare pur restando la forma del bello in sé.  Nella poesia di Annamaria  Vezio c’è un linguaggio che aspira ad una trascendenza religiosa ma, al di  là di certa “metafisica”, s’avverte il mondo concreto e vitale dell’Autrice.  Sono esperienze concrete, reali che la muovono a cimentarsi nell’ars poetica, è una vita dolorosa ma che mai mette  in dubbio la vita che -nonostante tutto- ama: molto lontana dall’olimpica serenità di uno spirito assoluto (nel senso vero dell’etimo latino, slegato). Il suo volo verso una dimensione spirituale nasce da una sublimazione dei Vissuti (Erlebnisse è intraducibile), è una necessità d’armonia che disperatamente cerca, un Amore con la maiuscola che sia eterno, puro, incorruttibile. Un Amore che vive quindi nell’ottica spirituale e si mescola a quello cristiano ma non si limita ad agape bensì è sovente “desiderio” sensuale sebbene trasposto.  Quindi lirica che, oltre a certa acmé metafisica, è concreta, verace, coinvolgente. Ma ciò che credo sia una delle chiavi interpretative è il mare come divenire e nel contempo sempre eguale. Si direbbe la unità degli opposti che crea l’identità: il divenire nell’essere. E il divenire porta seco la problematica del Tempo. Il tempo che scandisce i nostri momenti “passati-presenti” (in quanto riaffiorano: non siamo che la risultante delle esperienze precedenti) e i “presenti” che danno la spinta di elevarsi dal quotidiano affinché il tempo così si fermi in “attimi eterni” dove l’anima possa dilatarsi e così “riviva” quelle occasioni perdute. In breve à la Proust, la ricerca del tempo perduto non è altro che ritrovare e liberare il passato, un tempo liberato. Al lettore l’ultima parola, tali sono soltanto spunti per una lettura più profonda.
Enrico Marco Cipollini





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domenica 27 settembre 2015

Madre



È sottile il dolore:
ogni cellula impregna
ogni respiro
Ogni attimo
non vissuto insieme
è cicatrice lieve

ma deturpa l'anima.


dedicata a mia madre, per il suo anniversario lontana da me.






D.L. 22/4/41 n. 633 (D.L 22/5/2004 n.128) su testo e immagine

giovedì 24 settembre 2015

Fragilità: bacio della Forza

Quanti dolori dietro ai nostri sorrisi, che pure illuminano gli occhi: schegge di stelle a illuminare il Sé e l'Altro. Poi scende il sipario sulle luci del cielo, e torna la notte. Ma noi scalderemo le notti, uniti, non resteremo in solitaria ombra, carpiremo un barlume l'uno dell'altro, ne faremo luce costante.
Più simili al faro nella notte, non falene che ad esso conducono la propria fine, noi siamo le orme visibili sul percorso che porta all'aiuto del "noi più fragile". Lasciamolo dire al nostro cuore: la fragilità è il bacio dell'Essere Forte.

D.L. 22/4/41 n. 633 (D.L 22/5/2004 n.128) su testo e immagine

Io, donna


"...Incontro il Tempo, lo supero, schizzo attraverso la piazza, i miei colori svolazzano come la bandiera di un pirata, la mia ombra saltella alle calcagna.
Corro, sempre corro e nello stancarmi mi ricarico..."Io, donna.




D.L. 22/4/41 n. 633 (D.L 22/5/2004 n.128) 


mercoledì 23 settembre 2015

"Il Signore dell’Ascolto" da Il mondo di A in volo ed 2005


Dire
che il Signore dell’Ascolto,
fosse lì,
in attesa del momento
in cui il pensiero buio
cadeva dentro un tonfo
e, nel suono muto e dilatato
costruiva il mio silenzio,
freddo e doloroso.
Dire
che il Signore dell’Ascolto,
fosse lì,
a rubarlo, quel momento:
un pensiero di nero colorato,
nell’angoscia del dolore,
alimentato.
Dire
che il Signore dell’Ascolto,
ha ascoltato
quell’attimo di angoscia
e l’ha rubato e fermato,
nel mio Tempo…
Il Signore dell’Ascolto,
non è preparato
a capire che l’Umano,
quando è triste sa creare
da un nulla un gran dolore.
Il Signore dell’Ascolto,
lui, non ha capito
che il mio era un momento
e che da solo
dovea cader nel vento,
non ha capito
e quel momento ha fermato
me lo ha reso immantinente,
con mani forti e scure l’ha fissato
e segnato nel mio Tempo.
Sono Umana
e non sapevo
che il desìo triste e stanco,
colorato dal dolore
rimanesse fisso, eterno.
Il Signore dell’Ascolto
ha ascoltato
quel singhiozzo desolato
che puniva me e il Creato,
l’ha bloccato e disegnato
nello spazio della Vita
che incornicia la mia Tela
ed ora s’è voltato
ad ascoltare altri pensieri
e il mio, quello nuovo,
più non vede.


da "Il mondo di A in volo" ed. 2005


D.L.
22/4/41 n. 633 "Protezione diritto d'autore e diritti connessi al suo esercizio" (G.U. n.166 del 16/7/41 mod. D.L 22/5/2004 n.128).

venerdì 18 settembre 2015

Siamo esageratamente BRAVI!

Buon tutto Amici e Poeti! 19/09/15 ...  
 Cerimonia di Premiazione del concorso "Abbiate il coraggio di essere felici", oltre alla consegna dei Premi, e il nostro contributo donato alla Onlus CEFA, presenti i bambini di più Scuole nazionali, oltre all' ANC gruppo cinofili e la gradita esibizione del gruppo musicale DePookan, felici di condividere con Voi una felice esperienza. 
Vs Annamaria. Vi voglio bene ♡